Francesco Bonifacio
Sacerdote istriano e martire della fede, assassinato nel 1946 dai partigiani comunisti e beatificato da Benedetto XVI nel 2008.
I suoi contemporanei
Figure e riferimenti intorno al periodo normalizzato di questa scheda.
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Biografia
Nascita e giovinezza di Francesco Bonifacio in Istria, la sua precoce vocazione e l'ordinazione sacerdotale nel 1936.
Francesco Giovanni Bonifacio nasce il 7 settembre 1912 a Pirano (oggi Pirano, in Slovenia), una città costiera dell'Istria che allora apparteneva all'Impero austro-ungarico prima di diventare italiana dopo la Prima Guerra Mondiale. È il secondo dei sette figli di Giovanni Bonifacio, fuochista sui piroscafi, e di Luigia Busdon, casalinga e donna delle pulizie. Cresciuto in una famiglia profondamente cristiana e modesta, Francesco è un bambino timido, dolce e di salute fragile, sofferente di asma bronchiale cronica. Fin da piccolo avverte una vocazione sacerdotale servendo come chierichetto nella parrocchia locale di San Francesco. Nel 1924, all'età di dodici anni, entra nel seminario minore di Capodistria (oggi Koper). I suoi compagni e i suoi superiori lo soprannominano affettuosamente "El Santin" per la sua pietà, la sua dolcezza e la sua costante disponibilità. La sera di Natale del 1931, suo padre muore, lasciando la famiglia in una situazione finanziaria precaria. Nonostante questa prova, Francesco prosegue gli studi ed entra l'anno successivo nel seminario teologico centrale di Gorizia. Qui coltiva uno spirito di fraternità universale, rifiutandosi di prendere parte alle tensioni nazionaliste che agitano allora la regione. Il 27 dicembre 1936 viene ordinato sacerdote nella cattedrale di San Giusto a Trieste da Monsignor Carlo Margotti, arcivescovo di Gorizia e amministratore apostolico di Trieste e Capodistria. Celebra la sua prima messa solenne il 3 gennaio 1937 nella sua città natale di Pirano.
Vita e opera
Ministero pastorale di don Francesco a Cittanova e poi a Villa Gardossi, segnato dalla sua dedizione e dalla creazione di opere parrocchiali.
Dopo la sua ordinazione, l'abate Francesco Bonifacio esercita dapprima il suo ministero per tre mesi a Pirano, prima di essere nominato vicario a Cittanova d'Istria (oggi Novigrad, in Croazia). Vi si stabilisce con la madre e i fratelli, che lo accompagneranno nei suoi spostamenti successivi. A Cittanova, si distingue per il suo zelo pastorale e fonda una sezione locale dell'Azione Cattolica. Il 13 luglio 1939 (o il 1° agosto secondo alcune fonti), viene nominato cappellano di Villa Gardossi (oggi Krasica, in Croazia), una parrocchia rurale dispersa del comune di Buie, che conta circa 1.300 abitanti. Nonostante la sua salute precaria e le sue ricorrenti crisi d'asma, don Francesco si spende senza risparmiarsi per i suoi parrocchiani. Visita regolarmente le famiglie, cura i malati e distribuisce le poche risorse di cui dispone ai più bisognosi. Per dinamizzare la vita parrocchiale e culturale di questa comunità isolata, mette in atto diverse iniziative: organizza una corale parrocchiale, fonda una compagnia teatrale amatoriale (filodrammatica), crea una piccola biblioteca pubblica per favorire l'istruzione dei giovani e impianta solidamente l'Azione Cattolica locale, iniziando dalle giovani ragazze, al fine di proporre un percorso di formazione cristiana solido basato sulla preghiera, l'azione e il sacrificio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la regione dell'Istria subisce in pieno gli scontri tra le forze di occupazione tedesche e i partigiani comunisti jugoslavi dell'Esercito popolare di liberazione. Don Francesco si sforza di rimanere neutrale, proteggendo la popolazione locale senza distinzione di origine etnica o di opinione politica.
Cammino verso la santità
Persecuzione religiosa sotto il regime comunista di Tito e martirio di don Francesco Bonifacio, assassinato l'11 settembre 1946.
Alla fine del conflitto, l'Istria passa sotto il controllo della Jugoslavia comunista guidata dal maresciallo Tito. Il nuovo regime instaura una persecuzione religiosa sistematica volta ad indebolire l'influenza della Chiesa cattolica e a tagliare i legami delle diocesi locali con il Vaticano. A causa della sua influenza presso i giovani e del suo rifiuto di aderire alla propaganda antireligiosa dello Stato, don Francesco Bonifacio diventa un bersaglio privilegiato per le autorità locali. Nonostante le minacce e le intimidazioni ripetute, egli rifiuta di abbandonare la sua parrocchia, affermando il suo dovere di restare accanto al suo gregge.
La sera dell'11 settembre 1946, don Francesco si reca a Grisignana (Grožnjan) per confessarsi e intrattenersi con un confratello, l'abate Luigi Rocco. Sulla via del ritorno verso Villa Gardossi, mentre scende la notte, viene intercettato da quattro membri della guardia popolare jugoslava (narodna straža). Secondo le testimonianze raccolte successivamente, il sacerdote viene condotto con la forza nei boschi circostanti. Lì viene selvaggiamente picchiato, spogliato, colpito al volto con una pietra mentre tenta di pregare e di farsi il segno della croce, poi finito con due coltellate alla gola. Il suo corpo viene quindi gettato in una foiba (un inghiottitoio naturale caratteristico della regione del Carso) e non è mai stato ritrovato.
Quando suo fratello tenta di ottenere informazioni dalle autorità locali sulla sua scomparsa, viene immediatamente arrestato e imprigionato con l'accusa di diffondere false voci. Per decenni, il silenzio è stato imposto su questo dramma a causa del delicato contesto geopolitico tra l'Italia e la Jugoslavia.
Beatificazione e canonizzazione
Processo di beatificazione avviato nel 1957, ripreso nel 1995 e celebrazione solenne della sua beatificazione a Trieste nel 2008.
Fin dall'11 marzo 1957, monsignor Antonio Santin, vescovo di Trieste, tenta di aprire una causa di beatificazione per don Francesco Bonifacio. Tuttavia, la procedura viene rapidamente sospesa dalla Santa Sede per non aggravare le relazioni diplomatiche già molto tese con la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. La causa viene ufficialmente ripresa quasi quarant'anni dopo, il 21 dicembre 1995, sotto l'impulso del nuovo vescovo di Trieste, monsignor Lorenzo Bellomi. L'inchiesta diocesana, che permette di raccogliere le deposizioni di 21 testimoni diretti e indiretti, viene solennemente chiusa il 22 marzo 1998 da monsignor Eugenio Ravignani. Il 3 luglio 2008, papa Benedetto XVI autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce il martirio di don Francesco Bonifacio, assassinato in odium fidei (in odio alla fede). La cerimonia di beatificazione viene celebrata il 4 ottobre 2008 nella cattedrale di San Giusto a Trieste. È presieduta dall'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del sommo pontefice, alla presenza del vescovo diocesano monsignor Eugenio Ravignani.
Spiritualità ed eredità
Spiritualità di umiltà e dolcezza di don Francesco, primo martire delle foibe, divenuto simbolo di riconciliazione.
La spiritualità di don Francesco Bonifacio poggia su una profonda umiltà, una costante dolcezza evangelica e un amore intenso per l'Eucaristia. La sua vita spirituale è segnata da una totale sottomissione alla volontà divina, che esprime regolarmente nel suo diario intimo. Vi si trova in particolare questa riflessione redatta durante i difficili mesi del dopoguerra: «Siamo in tempi eroici. Siamo eroici per essere santi fino al martirio, se necessario.»
Scriveva inoltre, consapevole dei rischi che correva restando fedele al suo ministero: «Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla.»
Don Francesco Bonifacio è oggi considerato il primo «martire delle foibe» ad essere stato elevato agli onori degli altari dalla Chiesa cattolica. La sua figura è divenuta un simbolo di riconciliazione e di pace per i popoli italiano, sloveno e croato, che condividono la dolorosa storia di questa regione di confine.
Come riconoscimento civile e memoriale, un piazzale del centro di Trieste porta il suo nome dal 2005, e una via gli è stata dedicata a Roma.
Domande frequenti su Francesco Bonifacio
Chi era Francesco Bonifacio?
Sacerdote istriano e martire della fede, assassinato nel 1946 dai partigiani comunisti e beatificato da Benedetto XVI nel 2008.
Come è morto Francesco Bonifacio?
Francesco Bonifacio subì il martirio per la fede cristiana (20° secolo).
Quali santi furono contemporanei di Francesco Bonifacio?
Tra i suoi contemporanei figurano: Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, Felipe de Jesús Munárriz e 50 compagni, Mariano de Jesús Euse Hoyos e Teresa di Gesù delle Ande.
Quali sono gli altri nomi di Francesco Bonifacio?
Altre forme del nome: Francesco Giovanni Bonifacio e El Santin.
Chi sono i familiari di Francesco Bonifacio?
Familiari di Francesco Bonifacio: Giovanni Bonifacio (padre) e Luigia Busdon (madre).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Epoca / morte: 1946
- Beatificazione nel 2008 da parte di Benedetto XVI
Citazioni
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Siamo in tempi eroici. Siamo eroici per essere santi fino al martirio, se necessario.
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Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla.
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