San Barlaam e san Giosafat, eremiti
I Piccoli Bollandisti raccontano la conversione del principe Giosafat, istruito dall'eremita Barlaam, poi la sua vita di solitudine nel deserto di Sennaar. La scheda riporta il racconto del Padre Giry e indica un'epoca incerta.
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SAN BARLAAM E SAN GIOSAFAT, EREMITI,
Barlaam e Giosafat, eremiti
Figlio di un re dell’India orientale, di nome Abenner, Giosafat era di una bellezza straordinaria : tra gli astrologi consultati sul suo destino, avendone uno detto che sarebbe stato cristiano, suo padre, accanito sostenitore dell’idolatria, per impedire il compimento di questa predizione, lo fece allevare in un castello separato, dove gli diede ufficiali e servitori, sulla cui fedeltà confidava interamente. Questa prudenza umana fu inutile ; Giosafat uscì dall’infanzia, e cominciò a fare riflessioni giudiziose su tutto ciò che vedeva. Ne faceva particolarmente sullo stato di costrizione in cui era tenuto, e, volendone sapere il motivo, si rivolse a uno dei suoi precettori che amava più degli altri e gli chiese perché il re, suo padre, lo lasciasse così prigioniero. Questi gli confessò tutto. Le sue parole toccarono il cuore di Giosafat, e lo Spirito Santo, accompagnandole con la sua grazia, gli ispirò il desiderio di conoscere la verità.
Dio rivelò quale fosse la disposizione del suo cuore a un santo eremita chiamato Barlaam, affinché andasse ad istruirlo. Il solitario obbedì a quest’ordine del cielo, e, lasciando il deserto di Sennaar, dove dimorava, salì su un veliero e si recò in abito da mercante al castello di Giosafat. Là, fece conoscenza con il precettore di cui abbiamo parlato, e gli disse che aveva un’importante comunicazione da fare al giovane principe. Questi desiderò vedere il solitario. Barlaam gli fece una bella e toccante spiegazione di tutti i misteri della religione cristiana, delle massime del Vangelo, della necessità dei sacramenti, dell’incostanza di tutte le cose della terra, della ricompensa dei giusti in cielo, degli spaventosi castighi dei peccatori nell’inferno, e infine di tutte le verità della salvezza. Man mano che parlava, Nostro Signore versava la sua grazia nel cuore del giovane principe ; cosicché dopo diverse conferenze, ricevette il santo battesimo senza temere l’indignazione del re, suo padre. Il santo solitario lo esortò poi alla pratica delle buone opere, al disprezzo della vanità, alla perseveranza nello stato che aveva appena abbracciato e allo studio della perfezione cristiana.
Il padre di Giosafat concepì la più violenta disperazione quando apprese la conversione di suo figlio al cristianesimo ; impiegò tuttavia tutti i mezzi per ricondurlo alla religione dei suoi padri. Ma tutti i suoi sforzi furono inutili ; il giovane neofita lasciò il mondo e se ne andò nel deserto alla ricerca del suo caro Barlaam. Soffrì fatiche incredibili ; poiché, non avendo portato con sé alcuna provvista, viveva solo di erbe selvatiche, mancava spesso d’acqua, e si trovava, quasi in ogni momento, ridotto a uno stato degno di compassione. Ma l’amore divino gli faceva superare con gioia tutte queste difficoltà. Dopo aver cercato per due interi anni ciò che desiderava, trovò infine Barlaam nel deserto di Sennaar. Lo pregò di riceverlo come suo discepolo e gli promise una perfetta obbedienza. La sua vita fu da allora del tutto angelica, ed egli intraprese gli esercizi della solitudine con tanto zelo, che il suo maestro, che vi era abituato, ammirava di vedersi superare da un giovane principe allevato in ogni sorta di delicatezze.
Poiché godevano così l’uno e l’altro delle dolcezze dei solitari, piacque alla bontà divina di chiamare Barlaam da questo mondo per ricompensarlo dei suoi travagli. Ebbe la rivelazione del tempo della sua morte, e ne diede avviso al suo caro discepolo, al fine di disporlo a questa separazione. Impiegò il poco di vita che gli restava per incoraggiarlo alla perseveranza al servizio di Gesù Cristo. Vedendo la sua ora vicina, celebrò i divini misteri, ai quali lo fece partecipare, e, dopo avergli detto addio con parole piene di tenerezza, morì nella gioia del Signore facendo il segno della croce nel mezzo del fervore della sua preghiera. Non appena ebbe gli occhi chiusi, Giosafat abbracciò il suo corpo, lo bagnò con le sue lacrime, e, avendolo avvolto nel cilicio che aveva ricevuto da lui al tempo della sua conversione, passò un giorno e una notte a cantare salmi e lo seppellì, con molto rispetto, in una fossa vicino alla sua caverna. Alla fine di questa santa cerimonia si lasciò andare al sonno, durante il quale ebbe una visione, in cui il beato defunto gli apparve per fargli conoscere la gloria di cui godeva in cielo, e assicurarlo che ne avrebbe ricevuta una simile se avesse perseverato fino alla morte nella sua buona risoluzione. Questa speranza lo colmò di gioia e gli ispirò nuove forze per praticare con una fedeltà inviolabile tutti gli esercizi degni della sua vocazione. Lo fece fino all’età di sessant’anni, trentacinque dei quali li trascorse nei deserti. Un eremita, che gli aveva indicato la grotta di Barlaam, ebbe la rivelazione della sua morte e si prese cura di seppellire il suo corpo con quello del suo maestro.
Questo racconto è del Padre Giry.
Fonte e nota editoriale
Questa scheda riproduce il testo storico dei Petits Bollandistes, riletto sulle pagine digitalizzate. Le tradizioni e le valutazioni dell’autore appartengono all’epoca dell’opera.
Paul Guérin, Les Petits Bollandistes, tomo 13, p. 646–647. Esemplare digitalizzato dalla Bibliothèque nationale de France : https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k30743s
Nota editoriale : La fonte indica espressamente « epoca incerta » e attribuisce questo racconto al Padre Giry. Si tratta del racconto agiografico di Barlaam e Giosafat, distinto dalla vita dell’arcivescovo Giosafat Kuncewicz.
Entità
Rete del racconto
I nomi, luoghi e concetti più presenti nella scheda, pesati per centralità nel testo.
Domande frequenti su San Barlaam e san Giosafat, eremiti
Chi era San Barlaam e san Giosafat, eremiti?
I Piccoli Bollandisti raccontano la conversione del principe Giosafat, istruito dall'eremita Barlaam, poi la sua vita di solitudine nel deserto di Sennaar. La scheda riporta il racconto del Padre Giry e indica un'epoca incerta.
