Sisto Riario Sforza
Cardinale arcivescovo di Napoli, Sisto Riario Sforza si distinse per la sua dedizione eroica verso i poveri e i malati durante le epidemie di colera e le eruzioni del Vesuvio.
I suoi contemporanei
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Biografia
Giovinezza, educazione e inizi nel sacerdozio di Sisto Riario Sforza.
Sisto Riario Sforza nasce a Napoli il 5 dicembre 1810 in seno a una famiglia dell'alta nobiltà ducale. Suo padre, il duca Giovanni Antonio Riario Sforza, è stato ambasciatore del Regno di Napoli, e sua madre, Maria Gaetana Cattaneo della Volta, proviene dalla famiglia dei principi di Sannicandro. È inoltre nipote del cardinale Tommaso Riario Sforza. Fin dalla più tenera età, Sisto si orienta verso la vita ecclesiastica. All'età di 15 anni, veste l'abito clericale e chiede di essere incorporato nella Congregazione delle Missioni Apostoliche. Prosegue i suoi studi a Roma sotto la tutela dello zio cardinale, frequentando il Seminario Romano di Sant'Apollinare, la prestigiosa Accademia dei Nobili Ecclesiastici, e poi l'Università della Sapienza, dove ottiene un dottorato in teologia e in diritto canonico. Viene ordinato sacerdote a Napoli il 15 settembre 1833 dall'arcivescovo, il cardinale Filippo Giudice-Caracciolo. Di ritorno a Roma, si dedica a diverse missioni apostoliche e alla direzione spirituale, tanto presso la nobiltà quanto presso le classi popolari. Papa Gregorio XVI, apprezzandone le qualità, gli affida missioni delicate e ne fa il suo segretario particolare. Il 24 aprile 1845, viene nominato vescovo di Aversa da Gregorio XVI e riceve la consacrazione episcopale il 25 maggio dello stesso anno. Il suo passaggio ad Aversa è di breve durata: solo cinque mesi più tardi, il 24 novembre 1845, viene promosso arcivescovo della sua città natale, Napoli. Qualche settimana dopo, il 19 gennaio 1846, Gregorio XVI lo crea cardinale presbitero del titolo di Santa Sabina. All'età di 35 anni, è allora il più giovane membro del Sacro Collegio. Nel giugno 1846, partecipa al conclave che elegge papa Pio IX.
Vita e opera
Il suo lungo episcopato a Napoli segnato dal Risorgimento, dall'esilio e dalle sue riforme pastorali.
Il lungo episcopato di Sisto Riario Sforza a Napoli (durato quasi 32 anni) si svolge in un contesto politico estremamente tormentato, segnato dal Risorgimento e dall'unificazione italiana. Fedele a papa Pio IX, lo accoglie e lo ospita nella residenza reale di Portici quando il sovrano pontefice deve fuggire dalla rivoluzione romana nel 1849-1850.
Nel settembre 1860, durante l'ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli e l'annessione del Regno delle Due Sicilie, il cardinale Riario Sforza rifiuta categoricamente di sottomettersi alle esigenze del nuovo potere. Si oppone alla dissoluzione dello Stato Pontificio, sospende i cappellani garibaldini e rifiuta di benedire la «crociata» patriottica. Questa fermezza gli costa l'espulsione da Napoli il 21 settembre 1860. Si esilia dapprima a Genova, poi a Marsiglia e Hyères in Francia, prima di raggiungere Roma. Sebbene autorizzato a tornare alla fine di novembre 1860, i suoi costanti attriti con la politica ecclesiastica del governo italiano provocano una seconda espulsione con la forza il 31 luglio 1861. Questo esilio dura cinque anni, trascorsi principalmente a Civitavecchia e a Roma. Dall'esilio, continua a governare la sua diocesi per corrispondenza e mette in atto una rete di pubblicazioni periodiche per contrastare la stampa anticlericale. Può rientrare definitivamente a Napoli solo il 6 dicembre 1866.
Nonostante queste prove politiche, la sua azione pastorale è immensa. Si dedica in via prioritaria alla formazione e alla selezione del clero diocesano, riformando i seminari, fondando biblioteche e accademie ecclesiastiche. Sostiene attivamente il rinnovamento del tomismo (neotomismo) incoraggiando il filosofo Gaetano Sanseverino e la rivista La scienza e la fede. Crea nuove parrocchie per assicurare una migliore vicinanza ai fedeli, promuove la catechesi, le missioni popolari e incoraggia la stampa cattolica. Nel 1874, approva la fondazione dell'Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore da parte di santa Caterina Volpicelli.
Partecipa attivamente al primo concilio Vaticano (1869-1870) in qualità di padre conciliare. Membro della commissione dei postulati, vi adotta una posizione moderata e prudente riguardo alla definizione del dogma dell'infallibilità pontificia, cercando di conciliare le diverse sensibilità dell'assemblea.
Cammino verso la santità
La sua carità eroica di fronte alle epidemie di colera e alle eruzioni del Vesuvio.
La reputazione di santità di Sisto Riario Sforza riposa innanzitutto sulla sua eroica carità cristiana e sulla sua dedizione assoluta verso i più bisognosi. Durante il suo episcopato, la regione di Napoli è duramente provata da tre eruzioni del Vesuvio (in particolare quella del 1861) e quattro epidemie di colera (specialmente quelle del 1854-1855 e del 1873). Durante queste catastrofi, il cardinale si spende senza risparmiarsi, visitando personalmente i malati nei quartieri più poveri e insalubri di Napoli (i «bassi»). Per finanziare i soccorsi e alleviare la miseria, distribuisce l'integralità del suo patrimonio personale. Avendo esaurito le proprie risorse, contrae un debito di 12.000 ducati presso il barone Rothschild per continuare ad aiutare i sinistrati. Impressionato da tale abnegazione, il banchiere rinuncerà in seguito a reclamare il rimborso di questa somma. La sua dedizione e la sua vicinanza ai poveri gli valgono l'appellativo, da parte dei suoi contemporanei, di «Borromeo redivivo», in riferimento al santo arcivescovo di Milano noto per la sua carità durante la peste. In segno di ammirazione, l'episcopato della Campania gli offre il 2 febbraio 1862 una stola appartenuta a san Carlo Borromeo.
Beatificazione e canonizzazione
La sua morte, il trasferimento delle sue reliquie e il riconoscimento delle sue virtù eroiche da parte di Benedetto XVI.
Sisto Riario Sforza muore prematuramente a Napoli il 29 settembre 1877, all'età di 66 anni, dopo una breve malattia. La sua morte suscita un lutto immenso e unanime in tutta la città. Viene inizialmente inumato nella chiesa del cimitero di Santa Maria del Pianto. Nel 1927, la sua salma viene trasferita nella cappella del Santo Crocifisso della chiesa dei Santi Apostoli a Napoli, dove riposa tuttora.
La causa di beatificazione viene introdotta ufficialmente a Roma il 29 luglio 1947 sotto il pontificato di Pio XII. Dopo una lunga interruzione, il processo diocesano viene rilanciato nel 1995.
Il 28 giugno 2012, il Papa Benedetto XVI autorizza la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce l'eroicità delle sue virtù, conferendogli così il titolo di venerabile.
Spiritualità ed eredità
La sua devozione al Sacro Cuore e all'Immacolata Concezione, e la perennità della sua opera caritativa.
La spiritualità di Sisto Riario Sforza è profondamente radicata nell'amore per il Sacro Cuore di Gesù, al quale consacra solennemente la sua arcidiocesi nel 1875, e in una fervente devozione mariana, particolarmente verso l'Immacolata. È sotto il suo impulso e con la sua approvazione pastorale che si sviluppano importanti opere di pietà e di carità a Napoli, in particolare l'Apostolato della preghiera e le fondazioni di santa Caterina Volpicelli.
La sua eredità rimane viva a Napoli, dove è rimasto il simbolo del pastore che non transige sui diritti della Chiesa pur facendosi servitore dei più poveri. Oggi, diverse istituzioni caritative, come la Casa famiglia Sisto Riario Sforza gestita dalle Figlie della Carità per i malati di AIDS, perpetuano la sua memoria e la sua opera di misericordia.
Domande frequenti su Sisto Riario Sforza
Chi era Sisto Riario Sforza?
Cardinale arcivescovo di Napoli, Sisto Riario Sforza si distinse per la sua dedizione eroica verso i poveri e i malati durante le epidemie di colera e le eruzioni del Vesuvio.
Quali santi furono contemporanei di Sisto Riario Sforza?
Tra i suoi contemporanei figurano: Jesús María Echavarría Aguirre, Paolina del Cuore Agonizzante di Gesù, Narcisa de Jesús e Juan de Jesús López y González.
Quando morì Sisto Riario Sforza?
Sisto Riario Sforza morì verso il 1877.
Chi sono i familiari di Sisto Riario Sforza?
Familiari di Sisto Riario Sforza: Giovanni Antonio Riario Sforza (padre), Maria Gaetana Cattaneo della Volta (madre) e Tommaso Riario Sforza (zio).
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Epoca / morte: 1810-1877
- Decreto di venerabilità di Benedetto XVI