Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne
SANTA MATIDIA, SORELLA DI TRAIANO, E LA VENERABILE DROSELLA, FIGLIA DI QUESTO IMPERATORE (116).
Il racconto dei Petits Bollandistes presenta Basilissa, Callinica e tre compagne cristiane a Roma. Narra il loro aiuto ai martiri, i loro legami con Drosella e Matidia, e poi il loro supplizio sotto Traiano, collocato verso il 116 dall'opera.
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SANTA BASILISSA, SANTA CALLINICA, E LE LORO TRE COMPAGNE
SANTA MATIDIA, SORELLA DI TRAIANO, E LA VENERABILE DROSELLA, FIGLIA DI QUESTO IMPERATORE (116).
Basilissa, Callinica e compagne
Verso l’anno 116 di Gesù Cristo, vivevano a Roma, in una casa poco distante dal palazzo dell’imperatore Traiano, cinque fanciulle cristiane che si dedicavano alla pratica dei consigli evangelici: la loro riunione era come un piccolo convento, il che dimostra che la vita religiosa è iniziata con il cristianesimo, sebbene non sia stata organizzata e regolarizzata che più tardi da sant’Antonio, san Macario, santa Sincletica, san Basilio, san Cesario, san Benedetto, ecc.
La storia ha dimenticato il nome di tre di queste vergini: delle altre due, una si chiamava Basilissa e la seconda Callinica. Queste sante fanciulle si occupavano di opere buone, all’esterno, per quanto potesse permetterlo il tempo di persecuzione in cui vivevano. Sull’esempio della maggior parte delle sante donne dei primi secoli della Chiesa, esse raccoglievano soprattutto e seppellivano con zelo i corpi dei martiri.
Ora, avvenne che una figlia dell’imperatore, di nome Drosella, già catecumena, senza dubbio per persuasione di sua zia santa Matidia, sentì parlare del modo di vivere di queste sante spose di Gesù Cristo, e ricercò la loro compagnia. Spesso, durante la notte, sfuggiva dal palazzo imperiale e, accompagnata da alcune ancelle, veniva a prendere parte agli esercizi della pia comunità. Nonostante le precauzioni più minuziose, queste uscite destarono sospetti: esse furono avvertite da uno dei consiglieri dell’imperatore, di nome Adriano, che aspirava alla mano della prima. Traiano, informato, diede ordine ai soldati di sorvegliare tutte le persone che fossero uscite dal palazzo, di seguirle nel luogo dove si fossero dirette e di ricondurle con la forza insieme ai loro complici. L’occasione non tardò a presentarsi: le guardie videro una sera, ma senza riconoscerla, la principessa uscire furtivamente con le sue compagne: le seguirono fino alla casa delle cinque pie vergini e arrestarono tutta la santa assemblea a nome dell’imperatore. Si giudichi la stupefazione e la collera di Traiano quando il giorno seguente scorse sua figlia in mezzo a quelle cristiane aborrite. Cominciò col farla mettere al segreto in una stanza della dimora imperiale dove tutto fu tentato, ma invano, per strappare la fede dal suo cuore. Poi si fece condurre le cinque cristiane che considerava colpevoli di lesa maestà. Poiché esse rifiutarono di considerare male ciò che era bene e di bruciare incenso agli idoli, le condannò a un supplizio inaudito fino ad allora. Si spogliarono — queste vergini pure — di tutti i loro vestiti; le si riunì in una medesima vasca e si versò sui loro corpi stagno e piombo fuso. Le innocenti colombe non tardarono ad spirare in questo orribile tormento, e le loro anime andarono in cielo a immergersi nel bagno delle eterne voluttà. Era il 21 marzo dell’anno 116, circa.
Per insultare i cristiani, per insultare soprattutto una virtù sconosciuta al mondo prima di loro — la santa pudicizia — Traiano ordinò che si fondesse la caldaia, il piombo e lo stagno di cui ci si era serviti per il supplizio e che con il tutto si fabbricassero cinque statuettes di vestali che furono esposte nude all’ingresso del bagno dove aveva avuto luogo il martirio delle cinque vergini, — tanta era la corruzione entrata nei costumi pagani! tanto la natura umana era sprofondata nel fango! tanto il mondo aveva poca consapevolezza, prima di Gesù Cristo, della sua orribile degradazione!
È forse il caso, qui, di dire una parola sull’origine dei monasteri femminili.
Fin dal secondo secolo, — tutte le storie ecclesiastiche ne fanno fede, i menologi dei Greci ne parlano — vi erano donne che, in privato o in comunità, conducevano la vita pura delle vergini: esse servivano i sacerdoti per carità o pietà. Da ciò il loro nome di Agapete, il quale esprime la loro missione di dedizione. Vi furono anche diaconesse che aiutarono soprattutto all’amministrazione del battesimo, finché questo Sacramento si amministrò per immersione. Ma non erano affatto religiose quanto al senso che si è poi attribuito a questa parola: lo erano per la sostanza, non per la forma. Vivevano nella propria dimora, solitarie o riunite in piccolo numero; non si precludevano le opere di misericordia esterna — proprio come le nostre congregazioni moderne — e si sottraevano con questo tipo di vita ritirata volontaria al turbine del mondo. Quanto alla prima fondatrice dei monasteri femminili o di vedove propriamente detti, è difficile individuarla con certezza. La maggior parte, tuttavia, riconosce santa Sincletica, contemporanea di sant’Antonio, come madre e fondatrice delle prime religiose propriamente dette. Sarebbe forse perché di santa Sincletica possediamo le istruzioni alle sue religiose e che di nessun’altra ci sono pervenuti i moniti, che l’opinione generale si è pronunciata a suo favore? Questo ci sembra abbastanza probabile. Ci si è talmente abituati ad accettare le opinioni preconfezionate quando non contraddicono l’apostolicità — una delle note della vera Chiesa — che siamo tentati di crederlo. Comunque sia, si è appena visto un piccolo convento in pieno esercizio a Roma, fin dall’inizio del II secolo. Poiché santa Basilissa, santa Callinica e le loro compagne non ci hanno lasciato un codice di regole religiose, significa forse che non fossero vere monache quanto alla pratica dei consigli evangelici? La semplice ragione ci porta a vedere chiaramente che l’Evangelo è stato praticato così perfettamente, se non di più, nella culla della Chiesa che nei secoli successivi. Quindi, a nostro parere, ci sono sempre stati monaci e solitari, monache e religiose, persone dell’uno e dell’altro sesso che facevano della preghiera e dell’esercizio delle opere di misericordia la loro unica occupazione.
Fonte e nota editoriale
Questa scheda riproduce il testo storico dei Petits Bollandistes, riletto sulle pagine digitalizzate. Le tradizioni e le valutazioni dell’autore appartengono all’epoca dell’opera.
Paul Guérin, Les Petits Bollandistes, tomo 3, p. 590–591. Esemplare digitalizzato dalla Bibliothèque nationale de France: https://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k30733g
Nota editoriale: Questo racconto agiografico è riprodotto secondo i Petits Bollandistes. La sua cronologia e i legami familiari attribuiti ai personaggi imperiali sono quelli della fonte antica. In questo testo, il supplizio riguarda le cinque vergini; Drosella è rinchiusa separatamente al palazzo.
Domande frequenti su Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne
Chi era Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne?
Il racconto dei Petits Bollandistes presenta Basilissa, Callinica e tre compagne cristiane a Roma. Narra il loro aiuto ai martiri, i loro legami con Drosella e Matidia, e poi il loro supplizio sotto Traiano, collocato verso il 116 dall'opera.
Come è morto Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne?
Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne subì il martirio per la fede cristiana (2° secolo).
Quali santi furono contemporanei di Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne?
Tra i suoi contemporanei figurano: San Dionigi l'Areopagita (Primo vescovo di Parigi), San Potino e compagni (Martiri di Lione), San Benigno di Smirne e Gesù Cristo (Reliquie della Passione).
Quali sono gli altri nomi di Santa Basilissa, santa Callinica e le loro tre compagne?
Altre forme del nome: Callinice.
Annessi ed entità collegate
Dati strutturati per l'esplorazione: eventi, miracoli, citazioni, luoghi, attributi, patronati ed entità importanti citate nel testo.
Eventi principali
- Martirio di Basilissa, Callinica e di altre tre compagne

